Negli ultimi sei anni, abbiamo realizzato numerosi progetti a sfondo
interculturale che ci hanno consentito di svolgere un’osservazione psico-pedagogica in oltre 50 classi delle scuole primarie e secondarie di primo grado.
Nello specifico dei laboratori di alfabetizzazione, ci siamo dedicati a moltissimi casi di bambini appena arrivati in Italia o da tempo nel nostro paese, ma ancora privi di competenza linguistica.
Molto spesso, si sottovalutano le conseguenze indirette prodotte dalla carenza linguistica, che non solo si tramutano in scarso profitto sul piano didattico, ma possono far sorgere anche difficoltà sul piano comunicativo tali da compromettere un sereno sviluppo psico-fisico e relazionale dell’individuo e capaci di favorire fenomeni di esclusione sociale come la dispersione scolastica.
Nel caso di un ragazzo neo-arrivato nel nostro paese, non dobbiamo curare solo l’aspetto formativo immediato, ma in una visione più ampia e guardando al futuro ci si deve preoccupare anche della sua integrazione nella nuova realtà.
E’ importante quando si accolgono le famiglie e i minori, conoscere il contesto culturale di provenienza, per evitare eventuali errori relazionali, fornendo loro tutte le informazioni di carattere culturale che gli permettano di avvicinarsi, inserirsi e comprendere di più la nuova realtà.
Per questo diventa importante un percorso di sostegno linguistico, didattico e relazionale, che avvenga in comunicazione anche con gli interventi di mediazione scuola famiglia e i laboratori interculturali rivolti ai bambini o ragazzi italofoni.
Ad esempio, se un minore appena arrivato non è ancora stato inserito in classe, durante l’incontro di mediazione scuola-famiglia viene concordata e condivisa la partecipazione dell’alunno al laboratorio.
Se invece il minore è già stato inserito in classe, ma il docente ritiene necessario il laboratorio per colmare le carenze linguistiche, l’avvio avviene tra il referente scolastico e il coordinatore del servizio. In questa situazione la famiglia viene informata per iscritto anche in lingua madre.
Per difficoltà di comunicazione o per esigenze specifiche, c’è sempre la possibilità di fissare altri colloqui di mediazione. In questo modo si crea un circolo virtuoso di scambio e condivisione delle informazioni tra tutti i soggetti coinvolti.
Nel corso dell’anno su richiesta dei docenti o del dirigente scolastico delle scuole dove siamo operativi, il laboratorio linguistico è sempre aperto a nuovi inserimenti.
Nel concreto il lavoro è svolto da facilitatori linguistici con esperienza nell’insegnamento della L2 che, in accordo con il personale docente, stabiliscono obiettivi e strumenti comuni.
La programmazione di ogni gruppo è stesa tenendo conto di molteplici fattori come: la classe di inserimento, le conoscenze pregresse e la lingua di origine.
Prima dell’avvio del laboratorio è pertanto necessaria un’analisi dei bisogni formativi e linguistici degli allievi neo-arrivati o principianti assoluti (in riferimento ai livelli A1 e A2 del framework europeo).
Questa viene effettuata congiuntamente dai docenti e dall’equipe del laboratorio di L2 che stende per ciascun alunno o piccolo gruppo, una programmazione differenziata per livello e ordine di scuola, i test di ingresso, la valutazione formativa ed eventualmente le verifiche a conclusione d’anno.
Nello specifico dei laboratori di alfabetizzazione, ci siamo dedicati a moltissimi casi di bambini appena arrivati in Italia o da tempo nel nostro paese, ma ancora privi di competenza linguistica.
Molto spesso, si sottovalutano le conseguenze indirette prodotte dalla carenza linguistica, che non solo si tramutano in scarso profitto sul piano didattico, ma possono far sorgere anche difficoltà sul piano comunicativo tali da compromettere un sereno sviluppo psico-fisico e relazionale dell’individuo e capaci di favorire fenomeni di esclusione sociale come la dispersione scolastica.
Nel caso di un ragazzo neo-arrivato nel nostro paese, non dobbiamo curare solo l’aspetto formativo immediato, ma in una visione più ampia e guardando al futuro ci si deve preoccupare anche della sua integrazione nella nuova realtà.
E’ importante quando si accolgono le famiglie e i minori, conoscere il contesto culturale di provenienza, per evitare eventuali errori relazionali, fornendo loro tutte le informazioni di carattere culturale che gli permettano di avvicinarsi, inserirsi e comprendere di più la nuova realtà.
Per questo diventa importante un percorso di sostegno linguistico, didattico e relazionale, che avvenga in comunicazione anche con gli interventi di mediazione scuola famiglia e i laboratori interculturali rivolti ai bambini o ragazzi italofoni.
Ad esempio, se un minore appena arrivato non è ancora stato inserito in classe, durante l’incontro di mediazione scuola-famiglia viene concordata e condivisa la partecipazione dell’alunno al laboratorio.
Se invece il minore è già stato inserito in classe, ma il docente ritiene necessario il laboratorio per colmare le carenze linguistiche, l’avvio avviene tra il referente scolastico e il coordinatore del servizio. In questa situazione la famiglia viene informata per iscritto anche in lingua madre.
Per difficoltà di comunicazione o per esigenze specifiche, c’è sempre la possibilità di fissare altri colloqui di mediazione. In questo modo si crea un circolo virtuoso di scambio e condivisione delle informazioni tra tutti i soggetti coinvolti.
Nel corso dell’anno su richiesta dei docenti o del dirigente scolastico delle scuole dove siamo operativi, il laboratorio linguistico è sempre aperto a nuovi inserimenti.
Nel concreto il lavoro è svolto da facilitatori linguistici con esperienza nell’insegnamento della L2 che, in accordo con il personale docente, stabiliscono obiettivi e strumenti comuni.
La programmazione di ogni gruppo è stesa tenendo conto di molteplici fattori come: la classe di inserimento, le conoscenze pregresse e la lingua di origine.
Prima dell’avvio del laboratorio è pertanto necessaria un’analisi dei bisogni formativi e linguistici degli allievi neo-arrivati o principianti assoluti (in riferimento ai livelli A1 e A2 del framework europeo).
Questa viene effettuata congiuntamente dai docenti e dall’equipe del laboratorio di L2 che stende per ciascun alunno o piccolo gruppo, una programmazione differenziata per livello e ordine di scuola, i test di ingresso, la valutazione formativa ed eventualmente le verifiche a conclusione d’anno.